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Final Judgment Stampa
Scritto da Marco   
Venerdì 09 Giugno 2017 07:00
L’annata è finita ma c’è ancora il tempo per un ultimo articoletto. Perciò…via al:
 
 

 
 LA SQUADRA:
(in rigido ordine alfabetico)
 
 

1) Claudia D.: Kle. Creatura mitologica metà giocatrice e metà cameriera. Ciò nonostante è stata la migliore realizzatrice e (credo) rimbalzista della squadra. Sapendo di non poter essere sempre in palestra, si è premurata – quando presente - di mugugnare anche per gli allenamenti saltati.
2) Camilla D.: sponsor delle nostre divise, al rientro dopo quasi dieci anni di stop nei quali – apparentemente – la lunghezza del campo è stata vergognosamente aumentata costringendola a rivedere le sue stime circa il fiato necessario. Unica nella storia della pallacanestro a vedersi annullare un canestro da 3 a pochi secondi dal fine partita in un incontro ampiamente deciso. La motivazione arbitrale è stata una supposta infrazione di ‘passi’, quella recepita dai presenti un improvviso distacco delle sinapsi del fischietto in questione.
3) Erika D.: al ritorno sui campi di basket dopo un brutto infortunio. Dopo i primi, faticosissimi mesi, ha iniziato a riprendere confidenza con il gioco, in particolare dopo aver abbandonato l’iniziale stile “nel dubbio tiro da dovunque”.
4) Cecilia D.: un graditissimo rientro in palestra ed un veloce smaltimento della ruggine da inattività. Peccato averla potuta schiera una sola partita per diverse ragioni tra cui l’errata convinzione che per il ‘riconoscimento’ fosse sufficiente dire all’arbitro “Si. Quella sono io”.
5) Francesca D.: sostenitrice occulta ma mai schierata per contemporanei impegni da allenatrice in quel di Pegli. Dispiace non averla avuta in palestra ma bisogna dire che difficilmente avrebbe raggiunto da giocatrice risultati migliori di quelli raggiunti come coach (complimenti!).
6) Francesca F.: arrivata a campionato iniziato, ha passato i primi allenamenti a lamentarsi di ogni fallo fischiatole (alcuni dei quali più accostabili al codice penale che al regolamento del basket). Grintosa e assolutamente imprevedibile, si è espressa spesso in tiri assolutamente folli (ma non di rado andati a bersaglio) e partenze in palleggio che le hanno guadagnato il soprannome di ‘posseduta’ (copyright Barsotti). Di difficile gestione in campo, assolutamente ingestibile a tavola dove – nonostante il fisico asciutto – mangia come un dirupo e riesce da sola a produrre l’effetto acustico di un’orda di barbari.
7) Alessandra M.: a causa di una curiosa malformazione fisica ha un paio di falcetti al posto delle mani. La cosa pur togliendole precisione al tiro, rende la sua marcatura una sorta di esperienza sadomaso hard (chiedere a Cristina e Chiaretta). A lei si deve uno dei 3 Magic Moments dell’anno. Durante una partita, stufa per i contatti subiti spiega ad una avversaria la propria insoddisfazione e - per essere più convincente – decide di attirare l’attenzione della stessa inchiodandone la gola ad una parete con l’avambraccio. Vin Diesel non avrebbe saputo fare meglio. 
8) Cristina M.: con ogni probabilità il pubblico delle partite, a forza di sentirmi urlare, ha creduto che Tira fosse il suo cognome. E tanto basta.
9) Elena M.: in lenta ripresa da un infortunio difficile, è stata schierata in un solo incontro. Spero che il prossimo anno potrà ritornare da protagonista.
10) Valentina P.: quando non conclude incrociando i polsi (stile Lorella Cuccarini in ‘La notte vola’) dimostra una mira più che discreta. Generalmente di buon carattere, diventa ringhiosa se si parla male del Genoa. Forse il prossimo anno le si potrebbe raccontare che le avversarie sono di fede blucerchiata per farla giocare con la bava alla bocca.
11) Chiara P.: play di ruolo è stata utilissima sia in campo che in auto (se schierata al centro del sedile posteriore non ingombra la visuale del guidatore). Quando mia moglie mi sente gridare nel sonno “Spezza quel belin di polso!” sa che la sto sognando.
12) Alessandra P.: è la giocatrice che ha subito il maggior gap in peso ed altezza contro un’avversaria da marcare (San Terenzo, andata. La mia preoccupazione era che il centro lericino potesse caderle addosso). A lei si deve un altro dei 3 Magic Moments dell’anno. Durante un allenamento carica il tiro e nella fase di rilascio si aggancia (sa il Signore come!) una narice con il pollice rischiando di strapparsela. L’azione si conclude con il naso sanguinante e la narice interessata di dimensioni doppie del normale. Mai visto in oltre quarant’anni di pallacanestro.
13) Daniela R.: a qualsiasi allenatore può venir voglia di strangolare una propria giocatrice. E' normale. Per fortuna a fine serata la si saluta e si torna a casa confortati dal fatto di non rivederla fino all'allenamento successivo, ad irritazione sbollita. Per fortuna. Perché se invece si incontrasse la giocatrice in questione anche a tavola, in cucina, nel corridoio, sul divano davanti alla tv, eccetera eccetera...beh occorrerebbe davvero una volontà di ferro per non sopprimerla!
14) Simona R.: diversamente giovane ma non si è mai notato. Buon tiro da tre, leader da spogliatoio e maestra di trash-talking in partita, solo un intervento chirurgico ha potuto metterla fuori combattimento (naturalmente - nonostante le raccomandazioni del coach - durante il campionato!!!). Pazienza. Ha comunque tolto la ruggine di anni di inattività e il prossimo anno la aspettiamo ai nastri di partenza ancora più grintosa di prima!  
15) Chiara S.: "Chiaretta". Forse la più migliorata tecnicamente nonostante una inquietante tendenza all'incazzatura da partita. A lei si deve l'ultimo dei 3 Magic Moments dell'anno. In un incontro del girone di ritorno, dopo una lite infinita con la coppia arbitrale, una volta sostituita si sfoga con una bottiglia d'acqua facendola letteralmente esplodere e trasformando la nostra panchina in una specie di acquitrino.    
16) Francesca S.: tornata al basket, dopo le prime positive partite si è dapprima infortunata e poi è stata costretta al ritiro (spero temporaneo) da problemi personali. Lascia comunque il record dell'annata per punti segnati in una singola partita e quello (probabilmente ogni-epoca) di infrazioni di 'passi' in un solo quarto.
17) Marta S.: anche lei (cfr. Claudia) creatura mitologica con il viso di carne ed ossa ma il corpo in calcestruzzo compatto. Capace di portare i blocchi più fisici da quando Dino Meneghin ha chiuso la sua carriera agonistica, dispone di un tiro dalla parabola così alta da rischiare l'infrazione di 24 secondi e di un sottomano che costituisce l'azione tecnica maggiormente detestata dal coach. Dolcissima di carattere ma estremamente decisa in campo, finisce spesso con l’abbattere la propria avversaria (in allenamento o partita poco importa) per poi continuare a scusarsi nei cinque minuti successivi. 
18) Sabina U.: tornata al basket dopo anni di inattività si è buttata entusiasta nella nuova avventura cestistica. Vince senza sudare il record di sfiga cosmica infortunandosi praticamente appena rientrata in campo durante una partita ufficiale. Maledizione! Non lo meritava.
19) Anna Z.: anarchia. Anarchia. ANARCHIA. La classica giocatrice che "tu mi dici cosa devo fare e io...vedo un po' come regolarmi". Capace di canestri incredibili, tende a rientrare in difesa con stile slow motion ma è comunque pronta a recuperare energia e scatto in caso di improvvise transizioni offensive. Inquietante lo stile "Gomorra" delle sue telefonate durante le trasferte in auto. 
 

LE 2001:
 
 
Charlotte B. - Bianca C. - Virginia G. - Elena G. - Noemi S.
 
Hanno partecipato a diversi allenamenti e qualche partita. Bene. Molto bene.
Purtroppo quello che nelle intenzioni doveva essere un progetto di crescita, condiviso e con benefici per tutti,...è abortito.
Non certo per colpa loro ma è comunque malamente abortito.
Non intendo ritornarci su ma solo scusarmi con le ragazze e le loro famiglie.
L'idea è stata mia e quindi anche la colpa del pessimo risultato.
In bocca  al lupo per il futuro e grazie di cuore per l'affetto e la collaborazione.
 

LA SOCIETA’:
 
 
La Barso, i Deffe, papà Marelli, papà Daneri, papà Sobrero, Nuccio e (da casa) mamma Gatto.
 
Sono stati refertisti, dirigenti, scoutisti, autisti, tifosi e chi più ne ha più ne metta.
Anni fa ho scritto che le piccole società sono barchette fragili e per poter navigare hanno bisogno che il remo sia mosso da tutte le dita (in realtà è una parafrasi da I Malavoglia). Anche questa volta posso dire di avere trovato dita disponibili ed in gamba.
Una menzione speciale va a chi mi è stato vicino nella più complicata partita della stagione (andata contro NBA) quando - per dirla con Govi: gh'ea àia de scuppule! Ho apprezzato.

GLI ALLENATORI:
 
 
1) Lo scrivente. E...se è vero che un'immagine vale quanto mille parole...riproponiamola!
 
2) Baldo. 
Quando da ragazzi si ha un mito, è sempre pericolosissimo rincontrarlo da adulti perché con il tempo gli eroi corrono il rischio di trasformarsi in delusioni. Dopo oltre trent’anni per me lo è rimasto e sono convinto che se 2036 avrò bisogno di una mano, lo ritroverò esattamente come negli anni ‘70.
3) Andrea.
Tanta disponibilità ma forse ancora un pizzico di inesperienza per gestire un gruppo così eterogeneo (e comprensivo di una serie di 'caratterini' difficili da maneggiare). Dovrà imparare ad usare un tono di voce un po' più alto ma è stato utilissimo anche lui.
 

IL FUTURO:
 
 

A breve vedremo se la Sidus si ripresenterà ai nastri di partenza della C.
Gli sponsor dovremmo averli già trovati. La Barso (nonostante i momenti di geremiadi) è disposta a rimanere alla guida della società, soprattutto se coadiuvata da qualcuno. Un po’ di giocatrici le abbiamo ed altre sono all'orizzonte.
Probabilmente cercheremo un nuovo coach (il cardiologo mi ha diffidato dal ripetere l'esperienza) o - come direbbero alcuni - un vero coach. Ma ne parleremo e comunque una mano in società da parte mia non mancherà mai.
Insomma, il futuro è meno nero di dodici mesi fa.
Mi permetto un consiglio finale alle ragazze.
Voi giocate per divertirvi ed è naturale che non possiate impostare la vostra vita intorno al basket.
Però esiste una via di mezzo perché uno sport che preveda campionati ufficiali non si può equiparare ad un’iscrizione in palestra (se voglio ci vado e se non  voglio, faccio dell'altro).
Quello che non fai in settimana, lo paghi (spesso pesantemente) alla domenica.
Per come la vedo io un po’ di spinta al miglioramento ci vuole. Sia a 15 anni che a 40. Miglioramento tecnico (si può sempre imparare qualche nuovo movimento) e fisico (se riesco a scattare in campo per 10 minuti, devo lavorare per arrivare a 20).
Forse vi divertireste un po’ meno ad allenamento ma sicuramente un po’ di più in partita.
 

RINGRAZIAMENTI E SCUSE FINALI:
 
 

 
OK. La cavalcata è finita.
 
Grazie a tutti.
A chi ha giocato, ha chi ci ha aiutato, a chi ci ha finanziato.
Per quanto mi riguarda non è stato facile rituffarmi in un campionato seniores.
A mano a mano che i mesi passavano, mi accorgevo di sempre nuovi errori che avevo fatto o stavo facendo.
Sorry.
Siete state le cavie del mio ritorno.
A mia discolpa posso dire di averci sempre messo la massima buona volontà.
Buona estate a tutte e, come sempre,

alla prossima!

 
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