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Serie C contro Aurora Bk Chiavari Stampa
Scritto da Marco   
Lunedì 28 Novembre 2016 14:13
Aurora Bk Chiavari - Sidus Life & Basket Genova  56 – 48 (19-8 / 17-14 / 5-14 / 14-12)
Aurora Chiavari: Ortica I. (9), Vaccaro (12), Ortica E. (7), Canepa (2), Diana C., Diana M.(5), Bardone, Parodi, Grigioni (7), Comunello (3), Bonini (11).
Sidus: Magazzù, Patrone (4), Zichinolfi (4), Rumbolo (9), Ferrari (4), De Ferrari (9), Marelli, Rossi (11), Guenna, Sobrero, Usai (5), Saturnino (2).
 
 
 
“Mezzo Pieno o Mezzo vuoto
mezzo pieno o mezzo vuoto
questo è il solo ed unico bicchiere che abbiamo
se si stava meglio quando si stava peggio
non lo so però io vivo adesso
mezzo pieno o mezzo vuoto
mi hanno detto di giocare quindi io gioco
faccio del mio meglio, almeno ci proverò
se ho ragione o no, io non mi sposto”

Domenica sera, ritornando in auto da Chiavari, una delle ragazze ha messo un cd di Max Pezzali e - neanche a farlo apposta – il primo verso uscito dalle casse è stato quello che ho appena scritto...
MEZZO PIENO:
Punti e tiri in aumento. Sta aumentando il numero delle segnature. E non è poco visto che mettere a segno una trentina di punti a partita non è esattamente il viatico migliore per una buona partita. 
Ora andiamo al tiro con maggiore facilità e si stanno sempre più riducendo le volte in cui qualcuna rimane ferma scuotendo la palla sopra la testa senza creare il minimo pericolo alla difesa.
Ieri, tra l’altro, il ferro ci ha sputato fuori tre o quattro conclusioni che avrebbero meritato sorte migliore. 
Rimbalzi in aumento. A Chiavari (in parte agevolati da un’altra ‘ritornante’, meno fortunata di quella della scorsa partita: auguroni, Sabi. Spero tu ti rimetta in sesto al più presto) sinché il fiato è stato sufficiente a farci saltare, siamo riusciti a portarne in casa un numero discreto.
Sul finale, complice in alcune di voi un palmo di lingua fuori, siamo ritornati al ‘prego si accomodi’ di inizio stagione. Ci lavoreremo ancora, anche sul tagliafuori che per molte continua a rimanere un termine sconosciuto.
MEZZO VUOTO:
Testa e grinta. Le abbiamo lasciate nello spogliatoio per un quarto e mezzo. Sotto di venti abbiamo deciso che potevamo anche rispolverarle e rimetterci in corsa. Se a qualcuna dovesse venire in mente la favola della lepre e della tartaruga, si senta pure autorizzata ad indossare un paio di lunghe orecchie pelose o un codino di pelliccia.
Ragazze, non possiamo assolutamente permettercelo. Se vogliamo che la vittoria con Rapallo non resti un triste solitario dobbiamo per forza entrare in campo con il coltello tra i denti dal primo secondo di gioco e non mollarlo fino al fischio finale.
Pressing. Lo abbiamo subito davvero troppo, affrontandolo con palleggi a testa bassa (ideali per finire chiusi in un raddoppio), oppure spaventandoci al punto da sparare passaggi a dir poco folli come se avessimo in mano una palla infuocata.
Io capisco che Stephen Curry o (per i più attempati) Magic Johnson non hanno ancora il nulla osta per giocare con noi, ma – Santissimo Cielo! – non posso pensare che si continui a guardare il pallone invece di tenere gli occhi alti per cercare avversarie e compagne!
Tra l’altro pur avendo una rimessina contro la marcatura tutto campo, non la abbiamo giocata una sola volta.
Attenzione, domenica verrà a farci visita una squadra che pressa quaranta minuti su quaranta. Rischiamo di farci molto male.
Fortuna. Domenica il Genoa ha strapazzato la Juve, abbiamo finalmente schierato in campo una vera lunga e l’incontro è iniziato 4 – 0 per noi. Mi sono sentito baciato dalla fortuna. Poi ho capito che era un bacio di addio.
E vai con febbri improvvise, ginocchia spatasciate e, come detto, palloni sputati fuori dal canestro avversario.
Pazienza. Aspetteremo la guarigione delle varie malate e prima di ogni partita proveremo a recitare l’augurio propiziatorio di un grande allenatore del passato (mi pare si chiamasse Lino Banfi):
"Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio, ego me baptizzo contro il malocchio. Puh! Puh! E con il peperoncino e un po' d' insaléta ti protegge la Madonna dell'Incoronéta!"
Magari serve.
MI HANNO DETTO DI GIOCARE QUINDI IO GIOCO
FACCIO DEL MIO MEGLIO, ALMENO CI PROVERO’
E’ quello che dobbiamo fare.
Come prima e più di prima.
Finora abbiamo raccolto meno di quello che avremmo potuto.
Cambierà. Ce lo meritiamo.
Ve lo meritate.
 
Post Scriptum. Questa volta l’articolo esce con un pochino di ritardo interamente ascrivibile al sottoscritto.
Confesso che mi ci è voluta qualche ora più del solito per smaltire la partita.
Lo so di aver detto e scritto più volte che quando si perde bisogna lasciare la sconfitta in palestra e pensare ad altro.
A Genova si dice che “Faccio e dovreifare abitano sullo stesso pianerottolo ma non si incontrano mai”.
Ci sono caduto anch’io. Perdonate e tollerate.
D’altronde, se sopportate i miei urli in allenamento e i miei errori in partita (minuti di sospensione, qualche cambio, eccetera), non vedo perché non dovreste sopportare anche questo.

Alla prossima.
 

 
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