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Riflessioni sull' esperienza GULS Stampa
Scritto da Andrea Grandi   
Martedì 23 Marzo 2010 15:25
Ho atteso qualche giorno prima di scrivere, ho atteso che decantasse la delusione per l’esito sportivo della finale, ho atteso di avere bene a fuoco i miei pensieri, e finalmente ho deciso di scrivere:  rivolgendomi alle ragazze GULS e un po’ a tutti, nella speranza di dare qualche spunto di riflessione a chi leggerà.
L’avventura GULS è partita ufficialmente in una mattinata di fine agosto, davanti alla stazione ferroviaria di Chiavari: foto di rito dopo le dubbiose strette di mano, rottura del ghiaccio durata pochi secondi, la sensazione di poter legare dal punto di vista umano, l’obiettivo dell’interzona under 19.
Il percorso di crescita tecnica è stato difficoltoso, e costellato di interruzioni varie dovute alle piu’ disparate ragioni: malattie, infortuni, impegni con varie prime squadre, e pur procedendo a rilento ha permesso  il raggiungimento di una soddisfacente cifra tecnica individuale e di squadra. In piu’, ma non certo come elemento secondario, le ragazze si sono letteralmente cementate, dando vita ad un gruppo “saldato”, piu’ che unito.
Siamo passate attraverso sconfitte sonore, altre meno nette, e  finalmente vittorie, il tutto sempre in un clima di massima partecipazione emotiva, coinvolgimento e “consenso operativo”, spingendo lentamente piu’ in la’ i limiti individuali e del gruppo.
L’avventura GULS è arrivata al suo capolinea tecnico una sera di metà marzo, e ora cercheremo di capire insieme il perché:
1 Quando nello sport si perde, la prima cosa da fare è riconoscere i meriti all’avversario : in questo caso una serie di prodezze individuali di una giocatrice “fuori categoria” hanno fatto pendere la bilancia verso il gruppo SIDUS .
2 In seconda istanza, vanno riconosciuti i meriti della squadra che ci ha battuto: ottimo allenatore, giocatrici forti, corrette, agoniste, umili, ognuna ben a conoscenza del proprio spartito e delle proprie qualità di orchestrale, con un ben preciso punto di riferimento, ma anche con qualità ben distribuite ed assemblate, e l’abitudine a reggere la pressione di  partite di alto livello.
3 In terza istanza, occorre autocritica : se  commetto una serie di errori individuali grossolani NON procurati dall’atteggiamento delle avversarie, probabilmente non merito di vincere poiché non sono in grado di essere lucida nei momenti-chiave; se però questi errori individuali li commettono a turno TUTTE le ragazze in campo, sempre nei 4 minuti finali, sempre con un punteggio che le vede avanti, e sempre e solo contro le stesse antagoniste, allora e’ necessario farsi delle domande: la prima delle quali  è “perche’”?
Nel basket le componenti fisica, tecnica e psicologica vanno di pari passo, ovvero sono “integrate” : se io sono psicologicamente solidissimo, fisicamente preparatissimo ma non so tirare, sbaglierò; se io sono tecnicamente eccezionale, psicologicamente solido ma con “gambe molli”, sbaglierò; parimenti, se io sono tecnicamente bravo, fisicamente ben preparato ma psicologicamente in difficoltà, sbaglierò.
Le ragazze GULS, nelle loro migliori partite hanno ben integrato una tecnica, capacità fisica e psicologica “ordinarie” riuscendo ad esprimere al meglio le proprie caratteristiche ,vincendo, perdendo,  coniugando  i vari  aspetti del gioco, a volte bene, a volte no, ma sempre nell’ambito dell’ “ordinarietà” ( semifinali vs. NBA ad esempio, ma non solo).
Ovvio quindi che l’attenzione debba concentrarsi  su “che cosa” abbia spinto giocatrici con caratteristiche “normali “ a ( in ordine sparso) passare la palla direttamente in mano alle avversarie senza pressione, sbagliare appoggi elementari da sole sotto canestro, non tenere in mano un pallone facile su un passaggio qualunque, aprire il contropiede direttamente contro il muro, non riuscire a “negare” il tiro da 3 alla diretta avversaria  come appena stabilito nel time-out, commettere passi senza apparente ragione.
La risposta a mio avviso sta nella probabile  mancanza di una solida “struttura “ psicologica, ma la domanda successiva e’ “ come mai?”. Ci sono fattori esterni che possono aver contribuito a demolire questa fragile struttura??
Il GULS soltanto nelle partite contro Sidus ha vissuto questo disagio: andiamo a ritroso, gara 1 di regular season a Lavagna dopo amichevole agevolmente vinta : l’allenatore avversario  convoca nello spogliatoio Sidus le ragazze GULS di provenienza genovese per un momento che nelle intenzioni doveva essere di aggregazione e ringraziamento, e invece si rivela destabilizzante. Il clima da partita “poco piu’ che amichevole”  cambia immediatamente: le ragazze, reduci da tonnellate di miele ed abbracci trovano invece un ambiente  esterno ostile,che mostra di schierarsi apertamente “pro-Sidus”  ma soprattutto “contro GULS”.  La sconfitta matura negli ultimi 3-4 minuti, in un clima che da ostile diventa apertamente ostile: le belle parole sul “siamo figlie della stessa mamma” sono smentite sul campo.
Cio’ genera rabbia e stupore, la rabbia genera altra rabbia e tutto questo porta ad una gara 2 di regular season assolutamente speculare, con ulteriore sconfitta , identica nella sostanza e nei modi con cui matura.
In gara2 di semifinale, la squadra impegnata nella non facile partita contro NBA trova negli spogliatoi ed in panchina l’allenatore che già per 2 volte le ha sorprendentemente battute, e che verosimilmente le affronterà in finale: vero, si tratta di uno dei fautori e promotori del GULS, ma il messaggio che arriva al gruppo è ulteriormente destabilizzante, nonostante l’acclarata ed evidente buona fede nelle intenzioni.
Risulta complicato spiegare a ragazze di 18 anni che i loro “segreti” di spogliatoio non vengono violati, il messaggio che viene recepito è ben diverso da quello che si voleva dare, e non aiuta in vista della finale.
In occasione della finale, poi, il calendario beffardo complica le cose,e Sara gioca mercoledi contro la Sidus, sabato contro GULS, mercoledi seguente contro la Sidus  ancora…ce n’è abbastanza per stendere un consumato professionista, figurarsi una ragazzina di 18 anni.
Il cocktail di aspettative, timore, pressione, incertezze, determina l’implosione della squadra, di nuovo nello stesso modo, e di nuovo negli attimi finali, senza che la condotta delle avversarie fosse  mai cambiata, con il consueto stillicidio di errori individuali grossolani, senza soluzione di continuità .
Di questo clima di incertezza ed ambiguità bisogna tener conto, nel valutare quella che è stata una indubbia, indiscutibile e meritata vittoria della Sidus, ma anche una solare, netta e inappellabile sconfitta della Sidus, le cui giocatrici 1991-92 si sono sentite “tradite” da chi le aveva prese per mano.
Per questo, caro signore di cui ignoro il nome ma che mi urlavi, dalle gradinate, di “vergognarmi” ed altre amenità dico che non soltanto non mi vergogno, ma vado fiero di aver condotto un gruppo di ragazze troppo sballottate e tirate per la giacca di qua e di là per poter vivere serenamente le serie finali, i cui miglioramenti individuali e di squadra sono tangibili. Mi spiace, credo di aver fallito un obiettivo tecnico che era assolutamente alla portata, però ritengo di aver creato un gruppo, trasmesso passione, fatto crescere umanamente e tecnicamente delle ragazze, e di questo, proprio, NON mi vergogno.
 
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